“Non abbiate paura di fallire; imparate tutto ciò che potete dal fallimento”: con questa frase si è espressa J. K. Rowling, acclamata autrice della saga di Harry Potter, davanti agli studenti che stavano concludendo il loro anno scolastico presso la prestigiosa Università di Harvard nel 2008.

Un discorso basato sul coraggio delle azioni e sul non aver paura del fallimento. Si, proprio quello, il temuto fallimento di fronte alle situazioni della vita, agli ostacoli e ai problemi da affrontare. E lei ne ha affrontati di rifiuti da parte delle case editrici che respinsero per molto tempo l’ipotesi di pubblicare quella che, a oggi, è compresa tra le saghe più lette al mondo

Quindi un esempio da seguire, lei come tanti altri che sono arrivati al successo percorrendo strade tortuose e fitte di imprevisti.

“La cultura del fallimento” è un vero proprio credo che si sta diffondendo negli ultimi anni proprio grazie a personaggi di notevole successo come appunto la Rowling o Steve Jobs o Steven Spielberg o Stephen King o Bill Gates.
Ma andando un po’ più indietro nel tempo, anche personaggi noti come Albert Einstein, Walt Disney, Winston Churchill e molti altri hanno mosso i loro passi in ambienti molto differenti e hanno accumulato vere e proprie sconfitte. Ma è proprio qui la differenza che li ha resi famosi. Loro sono stati in grado di trarre vantaggio dai propri fallimenti.

Di fallimento si parla soprattutto nel mondo dell’IT e, in particolar modo, in quello delle Start Up dove va di pari passo alla velocità dei cambiamenti e delle scoperte innovative e dove è fondamentale capire rapidamente se un progetto è destinato o meno al successo.

Ne sanno qualcosa personaggi come Steve Jobs che ha messo sul mercato una serie di prodotti Apple fallimentari, o come Jeff Bezos che prima, e anche dopo, aver fondato Amazon è incappato in investimenti sbagliati o Elon Musk (fondatore di PayPal) attualmente noto per essere il fondatore di SpaceX e Tesla progetti dedicati allo spazio e alle auto elettriche che hanno rischiato e rischiano di naufragare costantemente.

Di fallimento parla anche Riccardo Zacconi, founder di Candy Crush che in un articolo di EconomyUp parla proprio della paura di sbagliare e di come gestire gli errori che possono diventare vere e proprie risorse. L’innovazione comporta sempre una buona dose di rischio che va preventivato. Rischiare significa mettere in conto lo sbaglio e di conseguenza il naufragare di un progetto. Zacconi dice chiaramente che l’insuccesso, in quanto previsto, deve essere fronteggiato come variabile non deve diventare autogiustificazione di incapacità o incompetenza.

Trovi l’intervista in questo link: https://www.economyup.it/blog/paura-di-sbagliare-frena-innovazione-fallimenti-sono-risorse/

Questi sono tutti casi eccezionali, chissà quanti hanno fallito nei rispettivi percorsi e non sono stati in grado di sfruttare gli errori a proprio vantaggio. Perché è questa la cosa importante: il modo di affrontare una situazione, l’impegno, la costanza, la perseveranza.

Torniamo a qualche caso più vicino a noi e lasciamo quelli da “top ten dei più ricchi del mondo”.

Prendiamo per esempio l’ambiente lavorativo.

Difficilmente l’insuccesso viene accettato o “premiato”, soprattutto nel contesto italiano che di certo non è quello della Silicon Valley. Dovremmo avere la serenità di commettere un errore, il coraggio di tentare, la possibilità di sbagliare e di riprovare. La vera capacità di sostenere una sconfitta è nella libertà di commettere lo sbaglio e, immediatamente, proporre una soluzione e arrivare all’obbiettivo prefissato seguendo un altro percorso e un’altra strategia. La stessa filosofia dovrebbe essere applicata anche ad altri aspetti della vita. Il tutto sta nel modo in cui ci si pone

Come si affronta con atteggiamento positivo il fallimento in ambito lavorativo? E come renderlo, quindi, una skill da applicare positivamente?

(4 consigli pratici + 1)

  1. Prendi consapevolezza del fallimento.

    Capire e comprendere l’errore o gli errori commessi è il primo passo. Solo successivamente ci si può muovere su diverse strade che conducano alla risoluzione. È inutile dire che, molto probabilmente, il primo approccio è quello della crisi totale con punte di isterismo. Quindi fronteggia tutto quello che avviene con l’intramontabile NO PANIC!

  2. Cerca di affrontare i problemi uno alla volta

    in modo tempestivo con l’aiuto di un team di supporto che permetta di aprirsi all’esterno e avere una visione completa della situazione. Condividere un fallimento ti permetterà di gestire meglio le conseguenze, molti avranno vissuto la tua stessa circostanza e ti sapranno consigliare. “Riunirsi insieme significa iniziare; rimanere insieme significa progredire; lavorare insieme significa avere successo”. Henry Ford.

  3. Analizza gli errori

    per trarne dei benefici, così puoi trasformare un evento negativo in una risorsa in modo che diventi una forte leva motivazionale per andare avanti. Rivedi quello che hai fatto, studia qual è stato l’errore, come mai si è presentato e perché. Struttura poi un piano nuovo e alternativo (il famoso piano B) per raggiungere lo stesso fine prefissato. “Quando arriva la sconfitta, accettala come un segnaleche i tuoi progettinon erano validi, ricostruisci quei progetti, e issa di nuovo le vele verso il tuo agognato desiderio”. Napoleon Hill.

  4. Impegnati a mantenere un pensiero positivo

    e sereno verso i tuoi sbagli e quelli altrui. Non continuare a tormentarti su un fallimento e a pensare come sia potuto accadere: è fondamentale uscire da uno stato d’animo negativo che priva della lucidità necessaria a porre rimedio al tuo errore. “Il nostro compito nel mondo non è di avere successo, ma di continuare a fallire con spirito allegro”. Robert Louis Stevenson.

+1. Concludendo (con un’altra frase fortemente motivazionale), talvolta è necessario concentrarsi, riflettere e tenere bene a mente poche ma buone parole che abbiamo sentito tante e tante volte dai nostri nonni o dai nostri genitori:

“sbagliando si impara”.

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